domenica, luglio 23, 2006

Decimo girone

All’inferno di Dante io aggiungerei un altro girone: il pronto soccorso.
Ieri ci ho passato la giornata.
Causa: calcio di rigore involontario a piede nudo contro lo stipite della porta. Rumore sordo del dito, metatarso nel sette: metto in dubbio la reputazione morale della madonna, poi mi accascio al suolo.
Arrivo al pronto soccorso in tarda mattinata e all’interrogatorio dell’accettazione scopro che i miei dati domiciliari in loro possesso risalivano alla casa in cui ho abitato da 0 a 4 anni.
Vengo classificato come caso di gravità “pallino grigio”, che in gergo medico vuol dire: “Non ti passa per un cazzo”. Per la cronaca, le unghie incarnite hanno la precedenza sulle probabili fratture.
Mi siedo, libro di linguistica alla mano, e aspetto.
Nelle 2 ore DUE di coda in attesa della prima visita mi passano davanti:
1- Coppia di anziani, lui braccio e piede destri rotti, ma che non manca di far notare alla moglie che se in sala visite ci fosse stata qualche bella infermiera lui le avrebbe fatto vedere che qualcosa ancora se la ricordava. Due shampi cumulativi.
2- Tossico EVIDENTE con ferita alle palpebre: “sono rimasto appeso al fil di ferro che pendeva”..nessuno dei presenti osa chiedere ulteriori delucidazioni. Lui intanto cerca consensi con un’arringa sulla lentezza del sistema sanitario. Io faccio per abbozzare e abbasso lo sguardo sul libro: ONNIPOTENZA SEMANTICA E RIFLESSIVITA’…Lo rialzo immediatamente: “Come dicevi?”
3- Donna in sedia a rotelle in lacrime, spinta dalla paramedica più carina del mondo. Diagnosi: marito/fidanzato figlio di puttana che l’ha riempita di botte. Nulla da dire sul fatto, peccato solo che si sia sentita in vena di confidenze; dopo un quarto d’ora sapevo anche il numero di scarpe dei suoi figli. Però che paramedica!!
4- Donna con probabile colica. Esce dalla sala visite con flebo al braccio e si siede vicino a me. Io alla vista della flebo annaspo in preda a un calo di pressione, cerco di non vomitare e mi ricompongo. Confidenze 2: è strano che però la colica le prenda l’ovaia, anche perché questo mese il ciclo era abbondante..ma magari con la dissenteria di ieri…in questi casi ti salva il mantra: oceano blu calmo oceano blu calmo…
Con un pianto liberatorio accolgo l’arrivo del mio turno; durata della visita tre millisecondi, poi vengo spedito in radiologia. Nelle miniere di Moria di radiologia. Scendo nei sotterranei e mi accorgo subito di essermi perso, verrò salvato da un commando di S.A.S. in missione da quelle parti. Una volta giunto al reparto posso affermare con moderata certezza che l’Area 51 ha meno corridoi.
In loco trovo:
1- arzilla vecchina ancora in botta mondiale che filosofeggiava circa la lotteria dei rigori: “Se sbagliavmo noi, vincevano loro”. E’ inutile, con l’età si diventa saggi.
2- Il fondo della categoria umana. Il briatorino. L’esemplare in questione era un padre sui 50 abbondanti, brizzolatura d’ordinanza, fattore melaninico abbronzante “total armageddon”, scarpette verdi “Puma jamaica”, polo catarifrangente. Era accompagnato da figlia sui 20, probabilmente la sorella minore della paramedica, che si lamentava perché NESSUNO dei suoi cellulari stava in NESSUNA delle sue borse e che quindi era costretta a comprarne uno nuovo. E io che mi lamentavo della frattura…
Dopo un’altra ora di attesa in cui ho cominciato a considerare sotto altra luce l’arringa del tossico e a fugare i dubbi residui sull’ormai compromessa moralità della madonna, vengo chiamato alla sala torture. Anche qui, tre/cinque millisecondi di radiografie…poi di nuovo su al pronto soccorso dove ritrovo tutti i miei amici di prima.
Consegno il referto e circa mezz’ora dopo esce il dottor Millisecondo di prima:
“Character?”
“Sono io”
“Non è rotto, vada a casa e stia a riposo”
Cazzo, proprio ora che cominciavo ad abituarmi…