venerdì, agosto 04, 2006

Rituali

Se un anno fa mi avessero detto che oggi non sarei stato lì, avrei riso. Avrei riso a pensare che ieri non avrei passato il pomeriggio girando per le campagne a "prendere in prestito" un pò di legna qui, un ceppo là, un bancale a quelli dell'anno scorso, in compagnia di un paio di amici e qualche birra. Avrei riso a pensare che stamattina non mi sarei svegliato presto per ritrovarmi, insieme a tantissima altra gente, all'abituale assalto dei supermercati, tutti pressati, al caldo, con almeno otto ore di sonno arretrato, ma pronti a superare il tutto con una risata, incuranti degli sguardi torvi rivolti ai tanti carrelli stracolmi di casse di birra, superalcolici e traboccanti di schifezze non commestibili spacciate per tali.
Avrei riso a non immaginarmi le scuse che ci si inventa ogni anno per non fare mai parte dei due sfigati (che alla fine passano sempre da "eroi") che dalle 3 di pomeriggio devono andare in spiaggia a prendere "il posto" e che nel giro di un'ora senti sempre incazzati al telefono perchè "Sbrigatevi! Che qui è già pieno di gente! Sta legna dov'è? Chi va al canneto per i confini? Quando viene qualcuno a darci il cambio?"
Avrei riso pensando di non passare il pomeriggio a casa della mia amica G., ad aiutarla a preparare intrugli imbevibili che qualcuno ha sempre il coraggio di chiamare cocktails, facendoci venire il mal di stomaco perchè
"Assaggia un pò questo..."
"Uhm, non sa di granchè"
"Che faccio? Lo carico di più?"
"Massì dai, finiamola sta tequila! Fammi ri-assaggiare?!"
Avrei riso pensando che non avrei visto la scena, uguale ogni volta, del mio amico N. che va al porto ad elemosinare qualche blocco di ghiaccio ai pescatori,e che, come ogni volta, torna indietro insultato dagli stessi, ma coi suoi blocchi di ghiaccio in macchina e un sorriso idiota in faccia. Ghiaccio che poi viene tritato alla meno peggio e messo in svariate bacinelle da bucato...il nostro frigo da spiaggia!
Avrei riso anche a non vedermi fare lo slalom tra migliaia di macchine incolonnate verso il mare, armato di zaino, costume, maglietta "DESPERADO", cassa di birra da 24 mentre parlo al telefono "Dove siete? Verso il porto? Ah, verso i lidi? Ma da che parte siete scesi? C'è la bandiera? Cooooosa? Si è già finito una bottiglia di gin? Digli che è uno stronzOOOOOHH!! Cazzo suoni! Non vedi che sto attraversando? no, no, non ce l'ho con te..dove hai detto che sie..senti, vi trovo io" chiudendo la telefonata e accorgendomi di essere in mezzo a un sacco di gente che sta dicendo esattamente le stesse cose in un sacco di telefoni.
Avrei riso immaginadomi di non vedere la panoramica della spiaggia all'imbrunire, costellata da centinaia di fuochi accesi coi metodi più disparati, dallo sfruttamento del riscaldamento globale ad una sana dose di napalm sulla legna.
Avrei riso se mi fosse stato detto che non avrei passato la serata/nottata così, in 50 mq di sabbia, delimitati da un centinaio di canne estirpate a mano e piantate, sempre a mano, nel nostro angolo di paradiso, sormontato da una bandiera jamaicana e dal cartello "Benevenuti, qui non ci sono regole".
Avrei riso all'idea che da lì a qualche ora non avrei visto B., personaggio davvero bizzarro, che partecipa da sempre ma che non si ricorda nemmeno un falò, visto che in mezz'ora è sempre riuscito ad avere bisogno dell'ambulanza.
Avrei riso pensando che a mezzanotte, avvertito dal primo fuoco d'artificio, non sarei corso a buttarmi in mare insieme ad una città intera, per godermi lo spettacolo dall'acqua in piena botta alcolica. Poi, tornando al falò, ritrovarmi a gridare "Ma che cazzo di freddo fa? Metti sta legna! Tizio, passami una birra...Tizio? Ragà dov'è Tizio?"
"E' sparito..hai notato che non c'è nemmeno Caia?"
"No! Stanno paccando? Con tizio?"
Avrei riso pensando di non dover percorrere la spiaggia almeno due volte, cercando i dispersi etilici e sbagliando falò sulla strada del ritorno almeno tre volte, rimediando due birre e un paio di minacce, perchè alla fine anch'io sono un disperso etilico..chissà chi mi sta cercando.
Avrei riso pensando di non fare mattina parlando con uno scoglio che qualche canna di troppo mi ha fatto sembrare umano, e pensando di tornare a casa a piedi, con addosso venstiti non miei, sbagliando strada diverse volte, puzzando da fare schifo, senza avere notizie dei trenta partecipanti al mio falò, di cui ne ricordo con certezza non più di cinque.
Avrei riso all'idea di non ritrovarli tutti la sera dopo, stanchi, con le occhiaie a tutta faccia, in un qualche locale, ad ordinare un succo di frutta o un thè, perchè di alcol non vogliamo più sentire parlare.
E invece.
E invece quest'anno eccomi qui, a 900 km di distanza, a casa, da solo, a cercare invano di studiare per una laurea che mai come oggi appare demoralizzante. Eccomi qui, a leggere i "Mi manchi" e i "Dove sei, ubriacone?" sul cellulare, mandati da chi sta preparando intrugli o da chi sta implorando per qualche blocco di ghiaccio.
Le cose cambiano, i periodi finiscono, le distanze aumentano. Forse è così per tutti, forse fa parte del gioco, forse è stupido deprimersi per questo. Ma stasera, stasera io non dovrei essere qui, cazzo! A prescindere dalle cose che cambiano, dai periodi che finiscono e dalle distanze che aumentano. Stasera io dovrei essere dove credevo che sarei stato ancora per molti anni, su quella cazzo di spiaggia, a festeggiare la serata madre dell'estate, senza pensare a nient'altro, almeno per una notte.